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  • Immagine del redattore: Paola De Simone
    Paola De Simone
  • 12 dic 2016
  • Tempo di lettura: 5 min

Domani, martedì 13 dicembre alle ore 18 nella Chiesa di San Rocco a Chiaia (via Riviera di Chiaia), si parlerà di uno dei più celebri castrati del secondo Settecento, il milanese Luigi Marchesi, detto Marchesini (1754-1829), grazie all'incontro promosso dalla Pietà de' Turchini dedicato alla presentazione del volume “In note velocissime” pubblicato quest'anno da Sillabe (sotto, l'immagine di copertina). Ne parlerà l’autore Stefano Aresi (nella foto d'apertura), musicista specializzato in prassi strumentali e vocali barocche nonché musicologo italiano, originario di Cassano d'Adda, fondatore dell’ensemble Stile Galante (nella foto in basso) e oggi residente ad Amsterdam, accanto allo studioso Lucio Tufano.

Figlio d'arte (il padre Giovanni, trombonista, ebbe a curarne la prima formazione), Luigi Marchesi avrebbe imparato presto a suonare il corno da caccia studiando in parallelo il canto per poi entrare, nel 1765 a evirazione avvenuta, nel coro della cappella del duomo di Milano diretto da Giovanni Andrea Fioroni, musicista con il quale avrebbe studiato anche composizione. Quindi il debutto teatrale, nel 1773 a Roma (Teatro delle Dame), dando voce a parti femminili nelle prime rappresentazioni de L'incognita perseguitata di Anfossi e nella Contessina di Marcello Bernardini, ossia Marcello da Capua. A seguire, un contratto a Monaco di Baviera chiuso dopo un paio di anni per la morte dell'elettore Massimiliano III e un ritorno in Italia costellato da una lunga serie di straordinari trionfi nei più importanti poli teatrali grazie a una vocalità straordinaria per timbro, plasticità espressiva e agilità funambolica. Tra il 1778 e il 1781 canta al Teatro San Carlo di Napoli in opere come l'Olimpiade di Mysliveček, L'Ifigenia in Aulide e L'Ipermestra di Martín y Soler, l'Armida abbandonata di Jommelli, Amore e Psiche di Schuster, l'Arbace di Bianchi. A Firenze ancora in un titolo di Francesco Bianchi, Castore e Polluce, e nell'Achille in Sciro di Sarti, impressionando sempre assai favorevolmente il pubblico per le sue qualità sceniche e, soprattutto, per le sue prodezze canore. Non minori i successi a Milano, al Teatro alla Scala, con L'Armida di Mysliveček (carnevale 1780) nel ruolo di Rinaldo, accanto al soprano Caterina Gabrielli. Fu in quell'occasione che sarebbe stata coniata addirittura una medaglia d'argento in suo onore, riconoscimento fra i tanti insieme a sonetti e ritratti.

Molteplici, ovunque, le acclamazioni e persino una celebre disputa con la cantante Nancy Storace, avvenuta sulla scena fiorentina, dove la cantante fu licenziata per avere osato esibirsi sfidando il Marchesi in una prodezza vocale appannaggio del celebre musico soprano: ossia, il canto con potenza dell'ultima nota al termine di una volata in ottava di semitoni. Le caratteristiche del suo canto? Restano in parte impresse nelle pagine di un fascicoletto edito a Siena nel 1781, dal titolo Lodi caratteristiche del celebre cantore signor Luigi Marchesi. E difatti di lui in quel testo si legge: "è grande attore, sempre vestito con gusto seducente, ed è tutto bellezza, nobiltà, e grazia quand'è sulle scene. Dice bene i recitativi, e con rara espressione, combinando anche col cantar complicato la sillabazione la più perfetta. Ha molta voce e buona e l'ha composta di tutta quell'estensione di corde che la natura e l'arte insieme unite possono dare, potendosi dire che nella sua voce fa sentire tre voci diverse, l'acutissima di soprano, quella di mezzo o contralto robustissima, e la più virile e toccante di tenore; cantando però le arie in maniera che il passaggio dall'una all'altra voce non rende al delicato orecchio dell'uditore crudezza alcuna, ma anzi un'eguaglianza di armonia singolare assai rara". Ancora, tra gli altri riconoscimenti, la nomina nel 1782 in qualità di primo virtuoso di camera e cappella del re di Sardegna Vittorio Amedeo II, quindi i successi europei a Lisbona, Pietroburgo e a Londra. Nel 1800, tornato a Milano, avrebbe cantato in onore di Napoleone accanto al contralto Giuseppina Grassini e, di nuovo, nel 1805, quando Napoleone si sarebbe recato a Milano per essere incoronato re d'Italia. In quell'anno il Marchesi lascia le scene e si ritira nella sua villa di Inzago, esibendosi solo occasionalmente, per qualche concerto privato. E lì si spegne, il 14 dicembre 1829, dopo una lunga malattia.

Dunque oggi e a un anno dal Convegno internazionale di studi "Luigi Marchesi (1754-1829). L' Oceano dei soprani: carriera di un evirato cantore" organizzato a Bergamo appunto da Stile Galante diretto da Stefano Aresi, dall'Università di Milano e dalla Fondazione Donizetti, il volume “In note velocissime” offre nell'arco di oltre 250 pagine più illustrazioni uno sguardo compiuto, documentato e dettagliato, sulla vita e sull’arte del sopranista milanese che ebbe il coraggio di dire di “no” a Napoleone (nel 1796 si rifiutò di cantare a Milano per Bonaparte, gesto che gli avrebbe procurato un elogio da parte di Vittorio Alfieri, ossia un epigramma dal Misogallo) e figura d'artista che affascinò persino il virtuoso del violino Paganini. Un approfondimento dunque "chiave" per ricostruire tasselli importanti del teatro musicale italiano di fine Settecento e la società all’epoca del crollo dell’ancien regime, i rapporti del Marchesi con i più importanti compositori del tempo, i suoi incontri con Caterina di Russia, il Bonaparte e altri potenti. E, non ultimo, il suo privilegiato rapporto con la Corte di Napoli e con il glorioso palcoscenico del Teatro San Carlo. L’incontro è a ingresso libero.

Stefano Aresi Dottore di ricerca in musicologia, si è occupato di problemi di prassi esecutiva vocale, filologia e nascita del classicismo. Nel 2010 ha fondato Stile Galante, ensemble su strumenti d’epoca da lui diretto, il cui lavoro ha ricevuto entusiaste recensioni da The Guardian, BBC Music Magazine, The Gramophone, Avvenire, The Irish Times, The Sunday Times, Milano Finanza, Klassik magazine. Come ricercatore, Aresi ha pubblicato per ETS, SIdM, Pavia University Press, Baerenreiter (MGG), Laaber-Verlag, Gran Tonante. Oltre a partecipare a svariati convegni specialisti, è spesso invitato a tenere lezioni e masterclass presso diverse istituzioni, quali, in tempi recenti, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e la Stanford University.

Luigi Marchesi (1754-1829) è stato uno dei più importanti cantanti castrati della storia della musica. Questo libro di Stefano Aresi offre per la prima volta uno sguardo documentato e dettagliato sulla carriera, la vita e le capacità artistiche del cantante. Con una folgorante carriera iniziata tra le navate del Duomo di Milano nel 1765 e chiusasi al Teatro alla Scala nel 1805, Marchesi ha attraversato il mondo musicale a lui contemporaneo suscitando le più disparate reazioni. In quarant’anni di lavoro ininterrotto sui palcoscenici più prestigiosi, Marchesi ha collaborato con compositori come Anfossi, Sarti, Zingarelli, Cimarosa, Cherubini, Salieri, Mayr, Martín y Soler, Pugnani; è stato ricercato da (e talora si scontra apertamente con) personaggi quali Caterina di Russia e Napoleone Bonaparte, e forma il gusto di una intera generazione di artisti del suono. Con Napoli, il castrato mantenne un rapporto privilegiato, onorato ospite del Teatro di San Carlo e collaboratore di alcuni dei più grandi compositori partenopei a lui contemporanei.

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