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  • Immagine del redattore: Paola De Simone
    Paola De Simone
  • 3 mar 2016
  • Tempo di lettura: 3 min

In attesa della nuova stagione di concerti, al via il prossimo 5 maggio con 13 appuntamenti tutti a Villa Pignatelli, si recupera domenica 6 marzo alle ore 18.00 nella Chiesa Anglicana di Napoli uno dei capitoli più attesi del “Maggio della Musica” edizione 2015, slittato per motivi tecnici. Ospite, l’Ottetto d’archi dell’Orchestra Regionale della Toscana per un itinerario di ascolto dal pregio raro. In programma infatti, attraverso l'interpretazione di due capolavori dedicati al genere, un doppio primo piano sull'organico dell'Ottetto d'archi,

formula strumentale piuttosto insolita quanto di singolare impatto sonoro, messa a segno non solo raddoppiando tutte le parti reali di un canonico quartetto ma, innanzitutto, rendendo paritetico e coeso un organico da 4 violini, 2 viole e 2 violoncelli. Pensando in repertorio ad un emblema per tale formazione strumentale viene subito e senz'altro in mente il bellissimo Ottetto op. 20 di Mendelssohn: un miracolo di equilibri fra l'alta lezione contrappuntistica tedesca e un brillante virtuosismo tecnico, fra lo slancio dinamico nonché un primo assaggio di quella che sarà la fiabesca Elfenmusik (Sogno di una notte di mezza estate) di spiccata impronta romantica e una rigorosa chiarezza di stampo classicista. L'opera, scritta da un Mendelssohn appena sedicenne, nel 1825 quale partitura che ne avrebbe svelato d'un colpo il genio cameristico (in genere, il musicista, in gruppo d'archi, suonava la viola) e il talento compositivo, è naturalmente presente in programma ma, nell'occasione, sarà abbinata ad un’altra partitura per analogo organico che, se vogliamo, costituisce ulteriore motivo d'interesse e curiosità essendo stata scoperta solo di recente, ossia, nei nostri anni Novanta. Si tratta dell’Ottetto per archi in si bemolle maggiore, opera postuma, del compositore e direttore tedesco Max Bruch, nato una trentina d’anni dopo Mendelssohn ma attivo nella seconda metà dell’Ottocento, per lo più guardando ai modelli mendelssohniani, e fino ai primi due decenni del secolo successivo. Vale a dire che il suo Ottetto, rispetto all’opera di Mendelssohn, si colloca almeno cronologicamente in una più avanzata fase tardo-romantica e finanche alle soglie dell’età moderna essendo stato completato nel 1920, a soli pochi mesi dalla morte dell’autore, avvenuta il 2 ottobre di quell’anno. Ad inserirlo a pieno titolo nel repertorio per archi? È stato il lavoro di ricerca e recupero del musicologo americano Thomas Woods che ha restituito definitivamente all'ascolto un Ottetto pronto a sfoderare al contempo un gran fiuto sinfonico e stile personale, luminosità mendelssohniana e dense tinte alla Brahms.

Quanto all'op. 20 proposta in seconda posizione, si citano le stesse parole dell'autore Mendelssohn apposte in partitura: «Questo Ottetto – sottolineava il musicista - va suonato da tutti gli strumenti nello stile di un'orchestra sinfonica. I piani e i forti debbono essere rispettati attentamente e sottolineati con più forza di quanto si usa in opere di questo genere». A parte l’impegno virtuosistico paritetico, in realtà, molte altre erano le novità: la concezione ciclica ad esclusione del solo secondo movimento, la germinazione motivica (più che la dialettica alla Beethoven) di matrice haydniana, la prima comparsa, nello Scherzo, della veloce e “leggierissima” Elfenmusik che ritroveremo nell’Ouverture per le sue musiche di scena allo shakespeariano Sogno di una notte di mezza estate. E, infine, la trionfale chiusa, costruita contaminando in un'unica vertigine contrappunto e perpetuum mobile.

° ° ° Domenica 6 marzo 2016, ore 18 Napoli, Chiesa Anglicana (via San Pasquale a Chiaia) Ottetto d’Archi dell’Orchestra Regionale della Toscana Max Bruch (1838-1920), Ottetto in si bemolle maggiore per archi, op postuma Felix Mendelsshon Bartholdy (1809 -1847), Ottetto in mi bemolle maggiore per archi, op. 20 Biglietti: 20 euro INFO: tel. 081 560 47 00 / maggiodellamusica @libero.it / maggiodellamusica.it

Ottetto d’Archi dell’Orchestra Regionale della Toscana Andrea Tacchi, Daniele Giorgi, Patrizia Bettotti, Susanna Pasquariello violini Stefano Zanobini, Caterina Cioli viole Luca Provenzani, Giovanni Simeone, violoncelli Il gruppo nasce in seno all'ORT (Orchestra Regionale della Toscana), formazione nata nel 1980 su iniziativa della Regione Toscana, del Comune e della Provincia di Firenze e che da allora si è affermata come una delle realtà musicali più interessanti nel panorama italiano ed internazionale. La duttilità nell'affrontare i repertori più diversi, insieme al costante impegno nel valorizzare il lavoro d'insieme, sono le caratteristiche che contraddistinguono l'Orchestra della Toscana e contribuiscono alla formazione dei gruppi da camera al suo interno. Tra questi si distingue l'Ottetto d'Archi, che ha partecipato a rassegne e festival di prestigio affrontando con curiosità ed entusiasmo un repertorio ricercato; il gruppo riesce a far confluire le idee e le esperienze dei singoli in un lavoro armonico ed equilibrato, in cui il suonare insieme bella musica è la più grande gratificazione possibile. I suoi componenti sono approdati a questa formazione dopo aver ampiamente sperimentato gli organici cameristici più consueti e tradizionali. La ricchezza, la duttilità e la preziosità del doppio quartetto risultano di particolare bellezza, dando vita ad atmosfere uniche e sonorità ricercate. Affascinato da queste caratteristiche Bruno Moretti ha recentemente composto per l'Ottetto d'archi dell’ORT il brano 'The Landscape Garden' presentandolo all'ultima edizione del Festival Play it di Firenze.

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