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Al San Carlo e con Luisi sul podio sorprende l'Orchestra dell'Accademia Teatro alla Scala

  • Immagine del redattore: Paola De Simone
    Paola De Simone
  • 6 nov 2015
  • Tempo di lettura: 2 min

Un’architettura sinfonica, in programma, fra le più ampie del secolo Ventesimo e certamente tra le più complesse del catalogo dell’autore Gustav Mahler, un groviglio di citazioni sonore di tradizione tedesca (Seconda Sinfonia di Beethoven, il Wagner soprattutto del Tristano, Terza di Brahms) e viennese (liederistica da Schubert allo stesso compositore dei toccanti Kindertotenlieder). Inoltre: un direttore italiano dall’assoluto rigore analitico nonché vertice musicale di alcune delle maggiori realtà d’Europa (Orchestre de la Suisse Romande, Staatskapelle di Dresda, Wiener Symphoniker, prossimamente della Danish National Symphony Orchestra) e d’Oltreoceano (Metropolitan di New York), anni fa ascoltato sul podio dell’Orchestra Rai di viale Marconi eppure, nell’occasione, esordiente al San Carlo di Napoli. Infine, un’Orchestra di giovani e giovanissimi (sopra, nella foto di Martina Ferrara).

Concerto di massimo interesse, dunque, quello organizzato venerdì scorso dal Teatro San Carlo, con posti su prenotazione, entro il progetto di formazione e diffusione delle Arti e Mestieri dello Spettacolo per lo sviluppo della Legalità, PON Lagalit-Ars. Difatti, il Teatro era pieno ma, soprattutto, sorprendenti gli esiti meritatamente applauditissimi di un organico con qualche nome straniero ma di marchio e orgoglio tutto italiano, nato dai corsi di formazione e perfezionamento finalizzati all’inserimento professionale dei nuovi strumentisti nel panorama dello spettacolo dal vivo: vale a dire, l’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala, ascoltata nella Quinta Sinfonia in do diesis minore, scritta all’alba del Novecento da Mahler e qui riproposta sotto la direzione di Fabio Luisi (nella foto in alto). In primo piano, la chiarezza assoluta e il controllo di ogni minimo dettaglio fra il podio e l’immensa compagine, badando al contempo alla macrostruttura, incardinata sullo Scherzo centrale ed elaborata abbinando in doppia coppia i movimenti esterni, fra i quali il delizioso Adagietto; quindi, dando vigore e tempra alla molteplicità di motivi e reminiscenze, dal suggestivo solo della tromba in si bemolle evocante in apertura le sfilate militari davanti alla casa dell’infanzia dell’autore nella cittadina di frontiera della Moravia, Jihlava, quanto ad un tempo marcia funebre suggerita da una morte da lui stesso sfiorata nei mesi precedenti dopo una grave emorragia interna. E fino agli squarci ampi e sereni nati dall’incontro ed unione con la donna di sempre, Alma Schindler. Per poi arrivare alla luce, ribadita dal trionfo dell’uomo e della vita sul dolore e sulle angosce. Un mondo di suoni e di colori, per intenderci, dinanzi al quale la giovane e recente Orchestra milanese, guidata dal gesto lucidissimo e sapiente di Luisi, è uscita a testa più che alta. Ma non solo. La sorpresa maggiore è saltata fuori dalla qualità degli archi, non riscontrabile in tanti altri organici sotto le nostre orecchie e i nostri occhi, ben più rodati e inquadrati nel sistema dei maggiori teatri italiani. Al di là del bravo trombettista Luca Festa che ha brillato per timbro e intonazione nel celebre assolo, si premiano Lorenzo Barbagli, violino di spalla di pregio autentico e vero motore della propria sezione e non solo, la temperamentosa Elisa Scanziani alla testa dei violini secondi, un’intera squadra di viole dal colore, qui a Napoli, rimosso da tempo, violoncelli di intensità piena ed una fila di contrabbassi eccellente, capitanata da Francesco Giordano. Applausi caldissimi al termine.

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